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LIBRO MILLMAN SCARICA

Posted on Author Daim Posted in Giochi


    Scarica gratuitamente ebook da Microelettronica. Jacob Millman,Christos C. Halkias. Un libro che cambia la vita. Identifier: LaViaDelGuerrieroDiPaceDanMillman. Identifier-ark: ark://t0bw1cs3j. Ocr: ABBYY FineReader Dan Millman LA VIA DEL GUERRIERO DI PACE Un libro che cambia la vita .. Mi buttai sul carburatore per scaricare la mia frustrazione su quel pezzo di. Segui Dan Millman ed esplora la sua bibliografia sulla Pagina Autore di Dan Millman di centralfloridavocalarts.com

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    Grazie anche al mio co-editore, Linda Kramer, per il supporto e l'integrità; a Marc Allen, Jason Gardner e alla redazione della New World Library, la cui saggezza editoriale ha creato un vibrante trampolino di lancio per il mio libro, dalla sua prima edizione vent'anni fa fino a oggi. Sin dal primo momento, Charlie Winton e tutto lo staff del Publishers Group West sono stati un prezioso collegamento tra l'autore, la casa editrice e i lettori.

    Il loro eccellente lavoro passa spesso sotto silenzio, ma riceve tutto l'apprezzamento degli autori della casa editrice e dell'autore di questo libro. Grazie anche ai miei agenti, Michael Larsen e Elizabeth Pomada. Infine, ma sempre al primo posto, il mio profondo amore e la mia gratitudine per Joy: moglie, amica, compagna, insegnante, editor sapiente e inestimabile appoggio; una benedizione per la mia vita e un angelo custode per il mio spirito.

    E, naturalmente, a Soc. Al vero Guerriero di Pace di cui Socrate è soltanto uno scintillante riflesso, che non ha nome e tuttavia ha molti nomi ed è la Sorgente di tutti noi.

    Quell'incontro casuale, e le avventure che seguirono, erano destinati a trasformare la mia vita. Gli anni precedenti il mi avevano sorriso. La vita mi premiava, ma non avevo ancora trovato una pace e una felicità durevoli.

    Prima di quel momento avevo sempre creduto che una vita fatta di qualità, di soddisfazione e di conoscenza fosse un mio diritto di nascita, e che mi sarebbe stata automaticamente donata con il passare degli anni. Non pensavo che avrei dovuto imparare come vivere, che ci fossero specifiche discipline e modi di vedere quel mondo che dovevo arrivare a padroneggiare per potermi risvegliare a una vita semplice, gioiosa e priva di complicazioni.

    Socrate mi fece vedere i miei errori opponendovi il suo stile di vita, la Via del Guerriero di Pace. Si prese continuamente gioco del mio modo di vivere serio, ansioso e problematico, finché riuscii a vedere attraverso i suoi occhi pieni di saggezza, compassione e umorismo. E non smise di insegnarmi finché non scoprii che cosa significa vivere come un guerriero. Rimanevo spesso con lui fino alle prime ore del mattino, ascoltandolo, discutendo e, a dispetto di me stesso, ridendo assieme.

    Benché questo racconto sia basato sulla mia esperienza, si tratta di un romanzo. Mi sono preso alcune libertà con i dialoghi e le sequenze temporali, e ho introdotto immagini e metafore per sottolineare meglio le lezioni che Socrate voleva che io trasmettessi. La vita non è una faccenda privata. È un'esperienza, e le lezioni che insegna sono utili solo se vengono condivise.

    Guerrieri, ci chiamano guerrieri. Lottiamo per lo splendore della virtù, per l'eccellenza del comportamento, per la sublimità della saggezza: per questo ci chiamano guerrieri. Mi sentivo forte, indipendente e pronto a tutto.

    Cantando più forte della musica della radio, mi diressi a nord lungo il reticolo di autostrade di Los Angeles, poi imboccai la Grapevine fino alla statale 99, che attraversava le verdi pianure coltivate ai piedi della catena delle San Gabriel Mountains. Più mi avvicinavo al campus di Berkeley e più la mia eccitazione cresceva.

    Mi sistemai nella stanza che mi era stata assegnata, disfeci i bagagli e contemplai dalla finestra il Golden Gate e le luci di San Francisco che brillavano nella sera. Cinque minuti più tardi camminavo per la Telegraph Avenue guardando le vetrine dei negozi, respirando la fresca aria della California settentrionale e godendomi gli aromi che uscivano dai piccoli caffè.

    Commosso da tutta quella bellezza, passeggiai per il magnifico parco del campus fino a oltre la mezzanotte. Due giorni dopo ero già immerso in un mare di persone, libri e orari di lezione.

    I mesi si susseguivano dolcemente come le miti stagioni della California. Alle lezioni sopravvivevo, in palestra prosperavo. Una volta, un amico mi aveva detto che ero nato per fare l'acrobata.

    Di certo ne avevo l'aspetto: i capelli corti, e un corpo asciutto e muscoloso. Avevo sempre provato attrazione per le acrobazie più pericolose e sin da bambino mi piaceva provare il brivido della paura.

    Prima della fine del secondo anno di università avevo gareggiato in Germania, Francia e Inghilterra con la Federazione di ginnastica degli Stati Uniti. Avevo vinto il campionato del mondo di tappeto elastico, i trofei riempivano un angolo intero della mia stanza. La mia foto appariva sul Daily Californian con tale regolarità che la gente mi riconosceva per strada e la mia fama cresceva sempre di più. Le ragazze mi sorridevano. Gli incontri amorosi con Susie, un'appetitosa e dolcissima bionda con un sorriso da pubblicità di dentifrici, diventavano sempre più frequenti.

    I miei studi andavano benissimo. Mi sentivo sulla vetta del mondo. Avevo lasciato il campus e mi ero trasferito in un piccolo appartamento. Ero schiacciato da una tristezza sempre più opprimente, anche nel pieno dei miei successi. Poi iniziarono gli incubi. Mi svegliavo di soprassalto quasi ogni notte, madido di sudore.

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    Il sogno era quasi sempre lo stesso: Cammino per una strada buia. Alti edifici senza porte né finestre incombono su di me, avvolti da un impenetrabile banco di nebbia. Una figura minacciosa, vestita di nero, viene verso di me a grandi passi.

    Percepisco, piuttosto che vedere, una presenza che mi dà i brividi, un livido teschio luccicante che mi fissa in mortale silenzio con le sue orbite nere. Mi sento agghiacciare. Dietro quella cosa orribile appare un uomo dai capelli bianchi.

    Il suo volto è tranquillo e privo di rughe. I suoi passi non producono alcun suono. Sento che è la mia unica speranza di salvezza, che ha il potere di salvarmi. Ma non mi vede e io non posso chiamarlo. Ridendo della mia paura, la Morte ammantata di nero si gira verso l'uomo dai capelli bianchi, che le ride in faccia.

    Stordito, guardo la Morte che cerca furiosamente di afferrarlo. Di colpo la Morte scompare. Cammino verso di lui e poi dentro di lui, scomparendo nel suo corpo.

    Mi guardo e vedo che indosso una veste nera. Alzo le mani e vedo le ossa delle mie dita che si uniscono in preghiera. Mi svegliavo boccheggiando. Una notte, all'inizio di dicembre, ero a letto e ascoltavo il sibilo del vento che si infilava in una piccola fessura della finestra. Incapace di prendere sonno, mi alzai e mi infilai i miei Levi's sbiaditi, una maglietta e le scarpe da ginnastica.

    Poi presi un giubbotto e uscii nella notte. Erano le tre e cinque del mattino. Camminavo senza meta, inalando a pieni polmoni l'aria fresca e umida, contemplando il cielo stellato e ascoltando i rari suoni delle strade deserte. Con le mani in tasca attraversai il campus e poco oltre i dormitori degli studenti mi apparvero le luci della stazione di servizio. Era un'oasi fluorescente in un deserto di negozi, cinema e ristoranti chiusi. Superai l'officina attigua alla stazione di servizio e andai quasi a sbattere contro un uomo che sedeva al buio su una sedia a ridosso del muro di mattoni rossi.

    Arretrai, sorpreso. Sembrava perfettamente a suo agio in un leggero piumino, sebbene il termometro sopra la sua testa segnasse appena sei gradi.

    Vendete qualcosa da bere, bibite? Sorridendomi, si tolse il berretto di lana rivelando una folta chioma bianca. Quella risata! Lo fissai a bocca aperta.

    Era il vecchio del mio sogno. Capelli bianchi, il viso privo di rughe Mentre la aprivo, sentii che stavo aprendo una porta su un'altra dimensione. Il mio terrore era misto a una misteriosa fascinazione che non capivo. Feci dei profondi respiri per calmarmi e ritornare al mondo reale. Mi guardai attorno. Il divano su cui mi ero lasciato cadere era coperto da una vecchia coperta messicana a vivaci colori.

    Dietro una piccola scrivania in legno di noce c'era una sedia di velluto di un caldo color terra. Un'altra porta conduceva nell'officina. Uno spesso tappeto giallo oro copriva tutto il pavimento, fino alla porta.

    I muri erano imbiancati di fresco e ingentiliti da poster di paesaggi naturali. Nel suo insieme, la stanza trasmetteva un rassicurante senso di ordine e di calore. Come avrei potuto immaginare che sarebbe diventato un luogo di avventura, di magia e anche di paura?

    Dan Millman

    In quel momento pensai soltanto che un caminetto ci sarebbe stato bene. La somiglianza dell'uomo dai capelli bianchi con la figura del mio sogno era certamente una coincidenza. Mi alzai, chiusi la cerniera del giubbotto e uscii nell'aria fredda della notte. Lui era ancora seduto nello stesso posto. Mentre lo superavo lanciandogli un ultimo sguardo furtivo, colsi una strana luce nei suoi occhi. Non avevo mai visto occhi come quelli. Sul momento mi sembrarono gonfi di lacrime pronte a straripare, poi le lacrime si trasformarono in uno scintillio, come se vi si riflettesse la luce delle stelle.

    Mi lasciai assorbire sempre più profondamente dal suo sguardo, finché furono le stelle a diventare un riflesso dei suoi occhi. Per un attimo mi persi: non vedevo altro che quegli occhi, gli occhi spalancati e curiosi di un bambino.

    Poi, di colpo, ritornai alla coscienza normale. Quando raggiunsi il marciapiede dall'altra parte della strada, mi fermai. Sentivo come un formicolio alla nuca. Sapevo che mi stava osservando. Mi voltai. Non potevano essere passati più di quindici secondi da quando l'avevo salutato, ma lui era là in piedi sul tetto, con le braccia incrociate sul petto e gli occhi rivolti al cielo stellato!

    A bocca aperta fissai la sedia vuota appoggiata al muro, poi guardai di nuovo in alto. Era impossibile! Se l'avessi visto cambiare una ruota a una carrozza fatta con una zucca gigante e trainata da un topo gigantesco, l'effetto non avrebbe potuto essere più stupefacente.

    Nel silenzio della notte fissai la sua figura slanciata, una presenza maestosa anche a quella distanza. Era a circa venti metri da me, ma riuscivo a sentire il suo alito sul mio viso. Tremai, ma non per il freddo. Non riuscivo a staccargli lo sguardo di dosso. Parole profetiche!

    Mi sentii arrossire; cominciavo a irritarmi. Stava giocando con me, ma io non conoscevo le regole del gioco. Lei era seduto, io ho girato l'angolo, e lei La domanda è: sai quello che stavi facendo tu?

    Mi stavo arrabbiando, non ero un bambino a cui dare lezioni. Feci di corsa il giro dell'edificio. In effetti, una vecchia scala era appoggiata precariamente contro il muro sul retro. Ma, tra la fine della scala e il tetto, mancava almeno un metro e mezzo. Anche se si fosse servito della scala, cosa di cui dubitavo, come aveva fatto a salire lassù in pochissimi secondi?

    Sorpreso, mi voltai e vedi che la mano sulla mia spalla era la sua. Come aveva fatto? Era balzato giù dal tetto e mi aveva preso alle spalle senza che me ne accorgessi? Formulai l'unica spiegazione possibile: aveva un gemello e insieme si divertivano a terrorizzare gli ignari clienti. Misi subito in chiaro che avevo scoperto il trucco. Avevo ragione.

    Ma non ne ero tanto sicuro. Che sangue freddo quel vecchio! Lo seguii nell'officina, dove si stava già dando da fare con il carburatore di un vecchio furgoncino Ford. Tu sembri appartenere a questo secondo tipo.

    Ti spiace passarmi quella chiave inglese? Gli passai la sua dannata chiave inglese e mi voltai per andarmene. Ma prima di uscire pensai: devo sapere. Lo fissai perplesso per un intero minuto, chiedendomi come fare a convincerlo a dirmi quello che morivo dalla voglia di sapere, ma il vecchio sembrava essersi già dimenticato della mia presenza. La mia frustrazione si sciolse in una risata.

    Questo vecchio era irritante, ma decisamente interessante. Scelsi di assumere un atteggiamento cordiale. Mise il cacciavite nella mia mano tesa. Quello che è davvero importante è al di là dei nomi e delle domande. Mi buttai sul carburatore per scaricare la mia frustrazione su quel pezzo di metallo. Lui mi tese un cerotto. Avevo deciso di mantenere un tono di voce controllato.

    Era troppo. Come fai a sapere di non essere addormentato anche in questo momento? Ero troppo stanco per continuare a discutere. Come hai fatto a fare quel balzo? E mi sorrise con un tale calore che la paura e la frustrazione di poco prima svanirono. Prima la mia mano, poi il braccio e infine tutto il corpo incominciarono a vibrare.

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    Ridemmo entrambi. Pensai che il nome gli fosse piaciuto, e me ne andai senza aggiungere altro. Dormii fino a tardi, perdendo le lezioni del mattino. Dopo avere salito e sceso di corsa non so quante volte le scalinate della tribuna, Rick, Sid e io, assieme ai nostri compagni di corso, ci sdraiammo sul pavimento sudati e ansimanti, facendo esercizi di stretching a terra per le gambe, le spalle e la schiena.

    In genere, durante quella parte dell'allenamento restavo in silenzio, ma quel giorno avevo voglia di raccontare quello che mi era successo. I miei amici erano più interessati al loro stretching che alle mie storie. Dopo un riscaldamento specifico verticali, mettersi seduti usando i muscoli della schiena, gambe sollevate cominciammo con i salti. Mentre volteggiavo in aria volteggi alla sbarra e alla cavallina, e una nuova serie di esercizi agli anelli per rafforzare la muscolatura continuavo a pensare alla misteriosa prodezza dell'uomo che avevo ribattezzato Socrate.

    Qualcosa mi diceva di stargli lontano, ma ero troppo incuriosito da quell'enigmatica figura. Dopo cena studiai rapidamente le mie lezioni di storia e psicologia, preparai una scaletta di letteratura inglese e mi precipitai fuori.

    Erano le undici. Mentre camminavo verso la stazione di servizio, i dubbi cominciarono a tormentarmi. Voleva davvero rivedermi? Che cosa potevo dire per impressionarlo affinché mi ritenesse una persona intelligente?

    Mi aspettava in piedi davanti alla porta. Mi sedetti sul divano e lasciai le scarpe a portata di mano, nel caso avessi avuto bisogno di una fuga frettolosa. Non mi fidavo ancora di quel misterioso sconosciuto.

    La Via del Guerriero di Pace — Libro

    Fuori aveva iniziato a piovere. I colori e il calore dell'ufficio facevano un gradevole contrasto con il buio della notte e il cielo coperto da nuvole minacciose.

    Iniziavo a sentirmi a mio agio. Lo osservai attentamente, ma il suo viso rimase impassibile. Glielo riferii con tutti i particolari che riuscii a ricordare. La stanza sembrava precipitare nell'oscurità mentre quelle immagini spaventose prendevano vita nella mia mente e il mondo reale cedeva il passo all'incubo.

    Lo osservai dalla finestra. Mi accolse un'interminabile fila di auto: bicolori, rosse, verdi, nere, decappottabili, furgoncini e macchine sportive. Gli stati d'animo dei clienti variavano come le loro auto. Un paio di clienti sembravano conoscerlo personalmente, ma quasi tutti lo guardavano e poi gli lanciavano un secondo sguardo, come se cogliessero in lui qualcosa di strano, ma di indefinibile.

    Socrate rideva con loro. Due clienti si rivelarono particolarmente scontrosi, come se si sforzassero apposta di risultare sgradevoli, ma Socrate trattava tutti con l'identica cortesia, come se fossero suoi ospiti personali.

    Mi strinsi nelle spalle, ma ero contento che se ne fosse accorto. Era passato molto tempo dall'ultima volta che avevo aiutato qualcuno. Nel tepore dell'ufficio ripresi il discorso rimasto in sospeso. Non poteva avere novantasei anni! Forse cinquantasei, o al massimo sessantasei. Potevo arrivare a settantasei, anche se era improbabile. Ma novantasei? Mentiva, ma perché avrebbe dovuto farlo? E poi c'era quell'altra frase che aveva infilato nel discorso.

    Fece una pausa e prese un profondo respiro. La vita è l'unico, vero insegnante. Ci offre molte esperienze, ma se l'esperienza da sola portasse saggezza e realizzazione, gli anziani sarebbero tutti felici, sarebbero tutti maestri illuminati.

    Bisogna scoprire le lezioni nascoste nelle esperienze. Io posso aiutarti a imparare dall'esperienza e a vedere il mondo con chiarezza. È la chiarezza di cui hai disperatamente bisogno in questo momento. Libri, riviste, esperti A volte l'informazione è super, e a volte è soltanto normale. Ormai c'era un ruscello di benzina che correva sull'asfalto. Straripi di preconcetti, sei pieno di nozioni inutili. Ebbi la sensazione che si riferisse a qualcosa di più della benzina versata.

    Comunque ripulii per terra mentre Soc prendeva i soldi e dava il resto con un sorriso. Poi ritornammo in ufficio. Riempirmi con i tuoi fatti? Cosa vuoi dire? I segreti dell'universo sono impressi nelle cellule del tuo corpo. Ma non hai ancora imparato a leggere la saggezza del corpo. Non potevo crederci: un benzinaio che accusava i miei insegnanti di ignoranza, sottintendendo che la mia cultura universitaria era del tutto inutile.

    Scosse il capo lentamente. È la comprensione dell'intelletto, e il suo prodotto sono le nozioni che possiedi. La realizzazione è tridimensionale, è la conoscenza simultanea della testa, del cuore e degli istinti.

    Prima di quel momento eri solo un passeggero, sapevi solo teoricamente che cosa voleva dire guidare. La tua frase descrive perfettamente l'esperienza della realizzazione. Dentro era completamente buio. Stavo per imparare il mio primo, vero segreto: la saggezza del corpo. Una luce si accese. Era il bagno, e Socrate stava urinando rumorosamente nel water.

    E tu potrai rispondere.

    Che ne dici? Adesso tocca a me. A proposito del salto di ieri sera Ecco un'altra domanda a cui ho risposto. Ora potremmo passare alle mie? Cominciai a parlare con entusiasmo di me stesso, anche se sapevo che in quel modo Socrate era riuscito a non rispondere alle mie domande. Gli raccontai della mia vita passata e recente, e delle mie inspiegabili depressioni.

    Quando finii, erano passate ore. Dove sei ora? Quel gioco incominciava a innervosirmi. Socrate, io Non abbiamo ancora finito? Il sole è una piccola stella nella Via Lattea, va bene? Mi appoggiai contro il divano e incrociai le braccia. Per me, avevamo finito. Beh, esistono varie teorie sulla sua origine Come faccio a rispondere? Non puoi rispondere e non lo potrai mai.

    Sfugge alla conoscenza. Ignori dov'è l'universo, quindi ignori dove sei. In realtà, non sai dove sia qualunque cosa, né che cosa sia qualunque cosa, o come sia venuta in esistenza. La vita è un mistero. Per sottolineare le mie parole e dimostrargli che anch'io ero una persona immediata, mi alzai, mi misi di fronte al divano e feci un salto mortale all'indietro da fermo, atterrando con eleganza sul tappeto.

    Sorrisi con falsa modestia. Era l'esercizio che usavo per impressionare i ragazzini sulla spiaggia o al parco. Anche loro mi chiedevano sempre di rifarlo. Mi liberai della coperta che mi era caduta sulla testa e cercai subito Socrate con gli occhi. Era ancora seduto dall'altra parte della stanza, a tre metri e mezzo da me, immobile sulla sua sedia e con un sorriso malizioso.

    Il mio stupore era pari all'innocenza del suo sguardo.

    Non prendertela. Ammutolito, raddrizzai il divano e rimisi a posto la coperta. Dovevo fare qualcosa di pratico per avere il tempo per riflettere.

    Come c'era riuscito? Un'altra domanda destinata a rimanere senza risposta. Poi chiusi gli occhi e riflettei sull'evidente sfida di Soc alle leggi naturali, o almeno al senso comune.

    Non l'avevo sentito entrare. Era già seduto sulla sua sedia, a gambe incrociate. Incrociai anch'io le gambe e mi piegai in avanti in attesa. Prima di riuscire a districare le mie gambe incrociate, mi trovai a faccia in giù sul tappeto. Mi risedetti rapidamente, diritto come un fuso.

    Un'occhiata alla mia espressione stolida fu sufficiente a farlo sbudellare dalle risa. Più abituato agli applausi che alle pessime figure, balzai in piedi pieno di rabbia e di vergogna. La sua voce era carica di autorità. Mi sedetti. La sua voce aveva assunto un'esagerata petulanza, probabilmente voleva prendersi gioco di me.

    A proposito, sei a tuo agio e Strinsi i denti per tenere a freno la lingua. Ho dei segreti da rivelarti. Da sola, la conoscenza non basta. Non ha cuore. La vita esige molto più della conoscenza, esige l'intensità del sentire e un'energia continua.

    A volte, sotto pressione, agisco come un vero guerriero. Vieni a vedermi alle gare! Puoi sviluppare un corpo da guerriero, leggero, duttile, sensibile e pieno di energia. In rari momenti, puoi avere persino un cuore da guerriero, inondando di compassione tutti quelli che ti circondano. Ma in te queste qualità sono frammentarie, non le hai ancora integrate. So che possiedi qualche talento straordinario e che ti piace circondarti di un'aura di mistero, ma non vedo come tu possa avere la presunzione di rimettere me insieme.

    Guardiamo in faccia la realtà: io sono uno studente universitario, tu riempi i serbatoi. Io sono un campione del mondo, tu ti arrabatti in un'officina, prepari il tè e aspetti che entri qualche povero sciocco per divertirti a spaventarlo. Non sapevo bene quello che stavo dicendo, ma sembrava la cosa giusta. Ti offendo e ti arrabbi. E se io scivolo su una buccia di banana Non riuscii a trattenermi. Scoppiai a ridere. Le mie, no. Si stava facendo tardi, e avevo tante cose su cui riflettere.

    Sentivo che adesso avevo un impegno in più, un impegno che non ero sicuro di poter affrontare.

    Mentre lo sorseggiava lentamente, ne approfittai per salutarlo. Socrate rimase tranquillamente seduto mentre mi alzavo e mi infilavo il giubbotto. Poi, mentre stavo per aprire la porta, mi rivolse parole pacate e precise. In questo momento hai l'intelligenza di un asino e lo spirito in poltiglia.

    Mentre parlava, ero rimasto a testa bassa. La alzai bruscamente per guardarlo, ma non riuscii a fissarlo negli occhi. Distolsi lo sguardo. Sono davvero molto occupato. Voglio essere un campione, voglio che la nostra squadra vinca il campionato, voglio laurearmi con ottimi voti, e questo significa libri da leggere e relazioni da scrivere. Quello che mi offri tu è restare sveglio tutta la notte in una stazione di servizio ad ascoltare, non prenderlo come un insulto, uno strano uomo che vuole attirarmi nel suo mondo fantastico.

    Mi tolsi il giubbotto e le scarpe, e tornai a sedermi. Tutti lo amavano per la sua saggezza e la sua giustizia. Un giorno, una tragedia si abbatté sulla città.

    Venne risparmiato soltanto il re, che aveva una fontana privata. Alcuni si spinsero al punto di dire che il re era impazzito. I sudditi non gli portavano più doni e nessuno festeggiava più il suo compleanno. Rimasto solo sulla collina, nessuno faceva compagnia al re. Faceva caldo e bevve alla fontana. Quella notte ci fu una grande festa. Tutto il popolo gioiva perché il suo amato re aveva recuperato la sanità mentale.

    Capii che la follia a cui aveva accennato Socrate non riguardava il suo mondo, ma il mio. Mi alzai, deciso di nuovo ad andarmene. In primo luogo, io parlo in base alla mia esperienza. Non riferisco teorie astratte lette in un libro o sentite da un esperto.

    Ero stato congedato. I miei turbinanti pensieri mi seguirono nella notte. Rimasi turbato per giorni. Alla presenza di quell'uomo mi sentivo sciocco e inadeguato ed ero arrabbiato per il modo in cui mi aveva trattato.

    Era come se non facesse altro che sottovalutarmi, ma io non ero un bambino! Intensificai gli allenamenti. Il mio corpo volava e si applicava a esercizi sempre più impegnativi con una specie di febbre.

    Eppure, non ero soddisfatto. Ogni volta che imparavo un nuovo movimento o ricevevo un complimento, ricordavo di essere stato afferrato in aria e sbattuto su un divano da un vecchio. Lo assicurai che stavo benissimo, ma non era vero. Non avevo più voglia di scherzare con i miei compagni di squadra. Ero confuso. Una notte sognai di nuovo la Morte, ma con una differenza.

    Mi svegliai ridendo per quel cambiamento. Ero arrivato prima per interrogare gli addetti al turno di giorno su Socrate, scoprire il suo vero nome e forse il suo indirizzo, ma non seppero dirmi niente.

    Soc si tolse il leggero piumino. Provai di nuovo quello strano formicolio alla nuca. Le leggende che li circondavano erano spaventose. Mi chiesi dove volesse portarmi quando mi fece segno di seguirlo nell'officina. Stava lavorando a un'auto sportiva giapponese. Mi sedetti e mi misi a giocherellare con un martello sul bancone.

    Forse lo era per lui. Improvvisamente smise di fare quello che stava facendo, corse verso l'interruttore e spense la luce. Non si sapeva mai quello che avrebbe fatto, e dopo quel discorso sui ninja Mi girai di scatto andando a sbattere contro il muso di una Chevy.


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